Pensiero a pedali

Il movimento di Transizione. Comunità a basso impatto e più felici

Originariamente pubblicato sul numero 13 della rivista Funny vegan.

Ci eravamo sbagliati? 

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Protesta contro il fracking negli Statu Uniti

Qualcuno, di questi tempi, potrebbe pensare che gli ecologisti non capiscono niente: sempre a stare lì a parlare della minaccia del petrolio che si esaurisce e dei disastri che ne seguirebbero, poi di colpo il prezzo dell’oro nero crolla e quelle paure si dimostrano di colpo infondate. Le cose però, anche se apparentemente non sembra, continuano a dargli ragione. Infatti una tra le varie cause del crollo del prezzo del greggio è la capacità da parte degli Stati Uniti di estrarre sempre più petrolio attraverso la tecnica del fracking, che permette l’estrazione dello shale oil, o petrolio di scisto. Una pratica già denunciata dagli ambientalisti come estremamente pericolosa: oltre a consumare milioni di litri d’acqua – ironico che per continuare  a estrarre l’oro del XX secolo si sacrifichi quello del XXI – , a contaminare il sottosuolo e le falde acquifere a causa delle sostanze chimiche utilizzate, l’estrazione e la produzione del petrolio attraverso il fracking contribuisce ulteriormente alle emissioni di gas serra e rende sempre più difficile mantenere l’aumento delle temperature del pianeta sotto la soglia dei due gradi dall’inizio della rivoluzione industriale, superata la quale sarà impossibile evitare cambiamenti del clima esponenziali  e incontrollati. L’unica e vera soluzione, lo dicono ormai anche i rapporti dell’IPCC, l’organismo intergovernativo delle Nazioni Unite impegnato a studiare i cambiamenti climatici, è lasciare i combustibili fossili rimasti nel  sottosuolo e sviluppare quanto prima alternative energetiche ed economiche più sostenibili. Una bestemmia? Sì, se vogliamo continuare a vivere noncuranti delle conseguenze per il pianeta delle nostre abitudini quotidiane. Ma se vogliamo garantire un clima stabile e sicuro per i nostri figli e nipoti, forse sarebbe il caso di riadattare le nostre economie a un modello a basso impatto di emissioni.

Movimento di Transizione 

Da questo punto di vista, il movimento di Transizione è quello che negli ultimi anni si è dimostrato più capace di sviluppare proposte e iniziative originali, ma soprattutto di espandersi maggiormente. Infatti dai primi passi mossi nel Regno Unito intorno al 2005, le iniziative di Transizione sparse nel mondo sono diventate più di 1100.  L’obiettivo del MDT, in sintesi, è favorire azioni locali indipendenti che promuovano un’economia meno schiava del petrolio e rafforzino l’autonomia energetica e la sovranità alimentare delle comunità. Un cambiamento globale, nella visione del MDT, deve iniziare dalla propria piccola parte di mondo, quella in cui ognuno di noi può effettivamente avere un impatto significativo.

Come nascono le iniziative di Transizione 

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Il titolo di uno dei libri di Rob Hopkins, una delle figure più importanti del MDT, è The power of just doing stuff (in italiano suonerebbe più o meno “Il potere di fare semplicemente qualcosa”). Le iniziative di Transizione nascono proprio così, quando un gruppo di amici o di vicini di casa decide molto semplicemente di passare dalla teoria alla pratica. Uno dei modi più semplici per farlo ha a che vedere  con l’alimentazione: da un orto comunitario a una piccola coltivazione sul balcone dentro delle casse, coltivare del cibo è una cosa che si può realizzare da subito senza bisogno di autorizzazioni. Anche iniziare a fare da sé le conserve o i cosmetici naturali può essere un modo per ridurre la propria impronta ecologica ed essere meno dipendenti da prodotti che hanno dovuto viaggiare per migliaia di chilometri. In altri casi i gruppi di Transizione nascono dopo iniziative aperte a tutti, realizzate appositamente per conoscere altri potenziali interessati. Il portale del movimento offre molti spunti e idee per far partire un gruppo locale. Per esempio una proiezione pubblica di un documentario sul MDT, ne sono già stati realizzati due (entrambi con sottotitoli in italiano), è sempre un’ottima idea. Quando poi un gruppo locale è diventato abbastanza stabile e si sente pronto per un salto di qualità, l’obiettivo strategico successivo è entrare in contatto col mondo esterno, per esempio un’amministrazione comunale, le imprese locali e la comunità in generale, e “contagiarli” con i valori, le idee e le iniziative alla base del movimento. È il caso di Aldeia das Amoreiras, villaggio portoghese in via di spopolamento che un gruppo di transizione ha contribuito a salvare: lavorando insieme alle poche centinaia di residenti rimasti, soprattutto anziani, il paese è diventato una sorta di borgo sostenibile in cui si cercano soluzioni ecologiche ai sogni e alle esigenze della popolazione. E nel frattempo, grazie a questo esperimento, il villaggio ha iniziato ad attrarre anche molti giovani da tutto il paese. Mentre un’altra iniziativa degna di nota ha per protagonista il gruppo di Transizione Kensal to Kilburn che, con la collaborazione dei dirigenti della metro londinese, ha realizzato nella stazione Kilburn delle aiuole coltivate a ortaggi di cui i passeggeri possono servirsi liberamente e gratuitamente. I risultati possono però diventare davvero significativi quando l’azione dal basso e l’attività istituzionale dall’alto si incontrano e si interconnettono. Alcune città sono infatti ufficialmente riconosciute in Transizione, per via dell’appoggio e del supporto delle istituzioni alla causa. Ne abbiamo un piccolo esempio virtuoso anche a casa nostra: il sindaco del comune emiliano di Monteveglio viene infatti dall’esperienza del MDT e una delle sue prime iniziative come amministratore è stata l’approvazione di una delibera che indica come politica prioritaria la fuoriuscita dall’economia dei combustibili fossili e un piano di decrescita energetica. Oltre alla già citata Monteveglio, nella piattaforma internet del movimento al momento sono registrate un’altra decina di iniziative italiane. Segno che nel Belpaese il concetto di Transizione deve ancora radicarsi. Ma vista la rapidità con cui si sta diffondendo nel mondo, è quasi una certezza che ne sentiremo ancora parlare tanto.

Alcune iniziative di Transizione che vorresti vedere realizzate nella tua città 

Una frase spesso citata di Albert Einsten recita così: «non possiamo pretendere di risolvere i problemi pensando allo stesso modo di quando li abbiamo creati». Uno dei meriti maggiori del MDT è senz’altro l’aver dimostrato che si possono trovare modi innovativi, originali ed efficaci per rafforzare la propria economia locale, sviluppare un’attività commerciale in modo sostenibile od ottenere energia pulita. Ecco un paio d’iniziative legate o ispirate al MDT che sarebbe bello vedere anche a casa nostra:

Idee moderne, saperi tradizionali: The Handmade bakery è una panetteria artigianale nello Yorkshire occidentale. Gestita da una cooperativa, è nata grazie al supporto di 60 famiglie che pagarono anticipatamente il loro pane, in alcuni casi anche di 12 mesi: quanto più lunga era la sottoscrizione, quanto più grande era lo sconto offerto. E quando la cooperativa decise di ampliarsi per diventare anche una caffetteria, per finanziarsi offrirono delle obbligazioni “pagnotta”: i clienti potevano contribuire con un prestito, a cui sarebbe stato applicato un eccellente tasso d’interesse del 6,25%. Riscuotibile in pane.

Al lavoro dentro The handmade bakery

Energia fai da te: ogniqualvolta paghiamo la bolletta dell’energia, i nostri soldi lasciano la comunità locale. Ecco perché alcuni gruppi di cittadini iniziano a creare le proprie imprese di gestione energetica, dove l’energia generata porta valore alla comunità locale. La prima centrale elettrica solare sociale della Gran Bretagna è stata creata dai membri del gruppo di Transizione di Lewes. Il progetto consiste in una serie di pannelli fotovoltaici da 98 KW sistemati sul tetto di una birreria locale, in grado di alimentare 40 case coi tassi di consumo attuali. Un chiaro esempio di come abbattere le emissioni di gas serra spesso offre anche vantaggi concreti per il portafogli. La moneta che non vola via: Il MDT ci invita a immaginare l’economia locale come un secchio dentro cui è presente la ricchezza della collettività. I supermercati, il commercio su Internet e le bollette scavano dei buchi e riversano altrove il nostro benessere. Peccato che ogni buco nel secchio potrebbe essere un potenziale stipendio, una borsa di studio o un’iniziativa locale. Per questo motivo, sostenere  i commercianti che fanno circolare i nostri soldi all’interno della nostra comunità significa contribuire a tapparne i buchi. La moneta locale è una delle iniziative più efficaci in questo senso. Una tra le più diffuse e affermate è la sterlina di Brixton. Se quella cartacea è nata dal 2009, dal 2011 ne esiste anche una versione virtuale. Non c’è bisogno di smart-phone o lettori di carta di credito, basta possedere un cellulare che invia sms e il gioco è fatto. Circa 250 attività commerciali accettano quella cartacea e più o meno 160 hanno un conto su cui è possibile pagare per sms.

bristol pound

Sterline di Brixton dedicate a illustri personaggi locali. Non poteva mancare David Bowie

Nel Regno Unito, dove il concetto di Transizione inizia a essere diffuso tanto quanto da noi in Italia quello di slow food, esistono già varie monete locali. A Bristol il sindaco addirittura riceve una parte dello stipendio con questa valuta.

Per essere sempre aggiornato sulle iniziative, eventi, manifestazioni e progetti  che  il Movimento di Transizione sta portando avanti  in tutto il mondo visita i seguenti links: 

Pagina web

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