Pensiero a pedali

“Il buon selvaggio” di Devis Bonanni. Scegliere di vivere con la natura

 

buon-selvaggio-

Pubblicato originariamente per Tuttogreen de La Stampa.

Dopo tre d’anni dal suo esordio letterario, Devis Bonanni torna in libreria con Il buon selvaggio. Vivere secondo natura migliora la vita. Il suo primo libro Pecoranera è stato un caso editoriale, capace di vendere più di 15.000 copie. In quelle pagine il giovane friulano raccontava della sua decisione di abbandonare una vita fatta di posto di lavoro fisso e certezze, per creare un progetto nella nativa Carnia all’insegna dell’autosufficienza agricola e della frugalità.

Bonanni è stato spesso etichettato come la voce di una generazione che torna nuovamente alla terra, vuoi per la mancanza di sbocchi lavorativi determinata dalla crisi, vuoi per genuino idealismo. Ma a dir la verità al giovane contadino-scrittore poco interessa fare da guru del neo-ruralismo. Un punto di forza di Pecoranera e soprattutto del suo ultimo libro sta infatti nel non nascondere le incertezze del proprio percorso: “A mano a mano che mi addentro nella complessità della materia le certezze vengono meno. Ogni quesito non si risolve in una risposta, piuttosto genera altre curiosità e necessita di approfondimento. I dubbi si moltiplicano”.

Per il titolo del suo nuovo libro Bonanni prende a prestito un archetipo in voga tra artisti e scrittori del ‘700 e ’800: il buon selvaggio, ossia l’indiano nativo, idealizzato come nobile, gentile e ancora in grado di vivere a contatto la natura, al contrario dell’Europa del tempo, alle prese con una frenetica industrializzazione e urbanizzazione. “Più che la bontà del selvaggio dobbiamo recuperare la sua visione ecologica, di un ecologismo ante litteram senza le tare della divisione tra Uomo e Natura”, sostiene Bonanni. Considerarci parte della Natura piuttosto che suoi dominatori, questo è ciò che dovremmo reimparare dai nativi. Anche perché, il giovane friulano non manca di ricordarcelo, è in quel modo che l’essere umano ha vissuto più del 99% della sua storia sul pianeta, prima d’iniziare a combinare i pasticci che tutti conosciamo.

Belle parole dette da chi vive in campagna, potrebbero obiettare in molti. Ma è possibile applicarle alla frenetica vita moderna? Decisamente, visto che le riflessioni e i consigli sull’alimentazione, la cura della salute, i trasporti e tanti altri aspetti della vita quotidiana presenti ne Il buon selvaggio sono spesso universali, e a chi trovasse la scusante di vivere in città, Bonanni ricorda che siamo una nazione dove “più della metà della popolazione risiede ancora in aree a medio e basso tasso di urbanizzazione e vive a meno di due o tre chilometri dalla prima campagna”. Insomma, se lo vogliamo davvero, quasi tutti possiamo diventare raccoglitori di frutta o erbe spontanee, piccoli orticoltori ribelli, mangiatori di cibi semplici e integrali, piantatori d’alberi, pedalatori urbani, camminatori entusiasti e molto altro ancora.

Allo stesso tempo, nelle ultime pagine Bonanni mette le mani avanti: non è in questo libro che troverete la ricetta per salvare il pianeta. Ora la palla passa al lettore, che “se ha speso il suo tempo per leggere ogni capitolo sino in fondo ora ne dovrà spendere dieci volte tanto per prorogarne lo svolgimento tra gli oziosi avventori del bar e parenti refrattari a cambiare le proprie abitudini”.

A pensarci bene, se davvero vogliamo salvare il pianeta, quale ricetta migliore di questa per iniziare?

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: