Pensiero a pedali

A caccia di ghiaccio

 

Le montagne di dati e rapporti scientifici sui cambiamenti climatici non potranno mai avere lo stesso effetto di prodotti artistici che traducono in un linguaggio potente e accessibile a tutti l’impatto umano sull’ecosistema del pianeta. Non a caso è stato il documentario “Una scomoda verità”, basato sulla famosa conferenza di Al Gore, a rendere comprensibile a tutti la minaccia per il pianeta dell’effetto serra.

In una possibile lista di formidabili divulgatori, non può mancare il fotografo James Balog e il suo progetto Extreme Ice Survey, che è riuscito a testimoniare in modo innovativo l’arretramento sempre più rapido e drammatico dei maggiori ghiacciai del pianeta. Nel 2007 Balog iniziò a realizzare per testate come National Geographic o New Yorker dei reportage sullo scioglimento dei ghiacci e restò sorpreso dalla rapidità del fenomeno.

columbia-glacier-2006-2012

Foto del ghiacciaio Columbia in Alaska di James Balog. La prima è stata realizzata nel 2006, la seconda nel 2012.

Ma quelle foto per Balog erano strumenti visuali troppo statici per testimoniare la portata di tali eventi. Per questo il fotografo statunitense ha creato il progetto Extreme Ice Survey. EIS consiste nell’installazione su 24 ghiacciai  di Stati Uniti, Groenlandia,  Bolivia, Islanda, Austria, Canada e Nepal di macchine fotografiche Nikon D-200 DSLR che scattano una foto ogni ora. Da ogni singolo apparecchio Balog ottiene ogni anno 8.000 scatti, che utilizza poi per realizzare dei video in time-lapse che  testimonino il drammatico arretramento dei ghiacciai più imponenti del pianeta.

Il documentario “Chasing Ice” di Jeff Orlowski racconta il progetto Extreme Ice Survey e ci mostra come l’installazione e la manutenzione di apparecchiature fotografiche in luoghi remoti, inaccessibili e dalle condizioni atmosferiche estreme abbia avuto qualcosa di titanico.

Durante una spedizione nel ghiacciaio Ilullissat in Groenlandia, Balog e la sua troupe hanno filmato il più grande distacco di ghiaccio mai avvenuto davanti a una telecamera. “E’ come vedere sgretolarsi e sparire una superficie pari a Manatthan davanti ai tuoi occhi. Non esistono altri esseri umani che siano mai trovati davanti al miracolo e all’orrore di quella scena”, ha commentato Balog.

Per il ghiacciaio Ilullissat ci sono voluti 100 anni per retrocedere 13 chilometri. Ma dal 2001 al 2010, in soli 10 anni, il ghiacciaio è  arretrato di ben 14 chilometri.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Information

This entry was posted on June 6, 2016 by in Attivismo, Iniziative, Visioni and tagged , , , , , .
%d bloggers like this: