Pensiero a pedali

È arrivato il cibo del futuro

Pubblicato sul n. 26 della rivista FunnyVegan

Non so bene perché mi sono cacciato in questa situazione. Fatto sta che nel mio soggiorno giace ora una scatola di quattro chili con dentro cibo del futuro. Si chiama Huel ed è una polvere solubile che può teoricamente mandare in pensione dispensa e frigo: dentro c’è tutto ciò di cui il corpo umano ha bisogno.
Questa moda del cibo 2.0 inizia un paio di anni fa quando l’informatico americano Rob Rhinehart, stanco di perdere tempo a fare la spesa, cucinare e mangiare, decide di trovare una soluzione più rapida. Fa una ricerca di tutti gli elementi nutrizionali necessari e mischiando vari barattoli di proteine e vitamine arriva a una formula che, a suo dire, gli permette di sprizzare energia e spendere solo tre dollari per pasto. Dagli esperimenti di Rhinehart nasce Soylent, un prodotto che strizza l’occhio a un film di fantascienza degli anni Settanta, Soylent Green. Nella pellicola americana un pianeta sovrappopolato e inquinato si ciba con un prodotto avveniristico chiamato Soylent Green, che si scoprirà poi essere niente meno che resti umani trasformati in polvere. Se pensate che la scelta del nome non sia stata delle più fortunate, vi sbagliate di grosso: Soylent è un marchio che vale già cento milioni di dollari e ha un’enorme popolarità nella Silicon Valley, dove il tempo è denaro e una versione del cibo innovativa e altamente tecnologica suona sicuramente affascinante. Soylent non è l’unico alimento 2.0 disponibile sulla piazza, da poco è arrivato un altro prodotto chiamato Huel, che contiene anche avena, proteine vegetali, riso e semi di lino macinati. Difficile stare dietro all’etichetta però, visto che gli ingredienti riportati sulla confezione sono una quarantina, la maggior parte dei quali suonano familiari solo a un chimico.
Malgrado abbia una passione smodata per il cibo vero, provo anche una curiosità un po’ infantile verso il cibo da astronauti, soprattutto se, come nel caso di Huel, è cento per cento vegan. Ecco perché ho deciso di contattare Huel con una mail e chiedere un pacco prova per la stampa. Dopo un paio di giorni c’è già davanti a me una scatola contenente diversi chili di questa polvere, in pratica tutto ciò di cui avrei bisogno per alimentarmi per una settimana. huelL’idea che quello sia davvero cibo per sette giorni è pazzesca e per un momento mi sento dentro un’astronave. Ma mi risveglio ben presto dal mio delirio futurista quando mi ricordo che quello sarà il mio unico menu nei prossimi giorni. Dopo aver preparato una cena di arrivederci al cibo vero, mi sento pronto per iniziare.
Il giorno dopo apro la scatola, dentro c’è quello che il libretto d’istruzioni definisce “cibo in polvere nutrizionalmente completo”. È biancastro e ha l’aroma di vaniglia. Le istruzioni spiegano quanti misurini sciogliere nell’acqua a seconda che voglia perdere, mantenere o acquistare peso. Ho la sensazione di avere a che fare con qualcosa di diverso dal cibo: possibile che possa tenere sotto controllo i miei chili in modo quasi matematico attraverso un dosatore di polvere all’aroma di vaniglia? Dopo aver shakerato per bene il composto, mi servo una tazza di Huel e mi siedo a tavola per la cena. Il primo sorso non è così male, anche se l’aroma di vaniglia ha un che di terribilmente artificiale. La mia compagna, che nel frattempo si gode un’insalata con bulgur e pomodori freschi, mi chiede di assaggiarlo. Dopo un sorso mi restituisce la tazza e mi dice: “Buona fortuna”. Finisco la mia cena in un minuto. Resto con un senso d’insoddisfazione da cui riesco a distrarmi solo se mi concentro sul retrogusto dolciastro in bocca. Dopo un paio di minuti decido di mangiare un pezzo di pane per levarmi di torno quel sapore. Verso l’alba sento il mio stomaco brontolare come non mi capitava da tempo. Probabilmente ho misurato male la dose di Huel, ma il senso di fame arriva in modo potente e veloce, come se il mio corpo fosse un’auto improvvisamente senza benzina.

huel1
Appena sveglio uno dei miei primi pensieri è solitamente rivolto a cosa mangerò per pranzo, ma quando mi ricordo che ad aspettarmi c’è un’altra dose di Huel, mi passa l’entusiasmo. Anche perché la mia colazione con questo prodotto ha già un che di deprimente e il suo odore inizia a diventare nauseante. L’unica cosa che mi convince a continuare è che finalmente testerò Huel sul suo terreno prediletto: la pausa pranzo ridotta al lumicino dell’indaffarato essere umano contemporaneo. Sicuramente ci sono tante persone che non hanno tempo per sedersi a tavola e sarebbero contente di gustare una tazza di cibo del futuro mentre continuano a smanettare davanti al computer in ufficio. Anche se all’idea di avere un altro beverone per un momento prendo in considerazione l’idea di saltare il pasto, Huel questa volta si dimostra un alleato prezioso. Allo stesso tempo mi chiedo se questi prodotti non siano delle pezze che ci permettono di rendere più accettabile una vita frenetica in cui non abbiamo nemmeno diritto a un po’ di tempo per mangiare. Non sarà che Huel, invece che una soluzione, è il sintomo di un problema?
Al terzo giorno, quando inizio a sentirmi costantemente triste e irascibile, decido di sospendere il mio esperimento e dico addio a Huel ben prima del previsto. Ho un sacco di amici curiosi di provarlo per una volta e sono sicuro che presto esaurirò la mia scorta di “cibo in polvere nutrizionalmente completo”. Ho il sospetto che dopo averlo assaggiato, anche loro come me preferiranno senza rimpianti di restare fedeli all’antiquato cibo cresciuto nei campi.

2 comments on “È arrivato il cibo del futuro

  1. Paolo Astrua
    August 9, 2017

    Sei stato davvero coraggioso Ale! È sempre un piacere leggerti! Io non credo che avrei nemmeno iniziato con la prima tazza…figurati che non mi piace nemmeno la cioccolata calda in polvere perché mi sa di chimico! La cosa che più mi colpisce del tuo divertente e intelligente articolo è proprio il fatto che forse Huel è la manifestazione di un problema più che la soluzione a esso! Insomma ragazzi va bene lavorare e dedicarsi con passione ma non esiste solo quello, forse come già vent’anni fa cantava Battiato “ci vuole un’altra vita!”. Il problema è l’incapacità di ascoltarsi profondamente e accettare che tutto quello che facciamo è che fa parte dell’artificio umano non è che un intrattenimento per non rimanere atterriti di fronte all’ineluttabilità della vita che deve finire, prima o poi…e qui tiro in ballo Prometeo, colui che aveva donato l’arte (leggi il lavoro) agli uomini sottraendola agli dei, per rendere loro più tollerabile la condizione di esseri mortali. 😊 non voglio essere giudicante o lanciare anatemi ma, parlando per me, credo sia importante trovare un equilibrio tra lavoro e vita, e ogni tanto sbirciare attraverso il velo dell’illusione e ricordarci che siamo esseri con una scadenza, per poter goderci il tempo, la nostra vita e un bel piatto di gnocchi al sugo fumanti (ovviamente veg)!!!!!! 😄🍝

  2. alepilo
    August 9, 2017

    Bellissima riflessione Paolo, concordo in pieno. Ci vuole un’altra vita, in cui possibilmente non manchino gli gnocchi al sugo fumanti. 🙂

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Information

This entry was posted on August 9, 2017 by in Alimentazione, Storie and tagged , , , , .

Navigation

%d bloggers like this: