Pensiero a pedali

La provocazione. Sani e puliti anche lavandosi un po’ meno

Pubblicato sull’inserto Tuttogreen della Stampa del 4 ottobre.

Un anno e mezzo fa James Hamblin, divulgatore scientifico e giornalista del settimanale Usa The Atlantic, lavorava a un pezzo sull’eccesso di igiene personale. Per curiosità iniziò a fare sempre meno docce, e notò un fatto interessante: se dopo alcuni giorni senza doccia il suo corpo puzzava particolarmente, pian piano poi quell’odore lentamente spariva. Hamblin ancora oggi entra nel box doccia solo di tanto in tanto, anche se sottolinea l’importanza di lavare frequentemente le mani e le parti intime. «Non profumo di acqua di rose, ma non puzzo – dice – ho l’odore di un essere umano».

Per quanto radicale o provocatoria ci possa sembrare, nella scelta di Hamblin c’è una base scientifica. Lavarsi con un prodotto detergente industriale spazza via il delicato equilibrio di batteri e oli corporei presente sulla nostra pelle. E quando la flora batterica ripopola l’epidermide, hanno inizialmente la meglio i microbi che producono un odore sgradevole. Successivamente il corpo raggiunge nuovamente un equilibrio batterico, e l’odore corporeo diventa meno intenso.

Secondo alcune stime, in media un corpo umano porta quaranta trilioni di batteri, equivalenti a uno-due chili, e studi recenti mostrano che questo ecosistema di microorganismi sembra determinare la nostra salute fisica e mentale in modi sorprendenti. Si tratta di un campo di ricerca recente ma rivoluzionario. L’idea che l’igiene personale si ottenga attraverso una guerra di sterminio contro i batteri inizia così a essere messa in discussione da nuove compagnie di cosmesi, che propongono un approccio diverso: favorire eco-sistemi batterici in cui i batteri «buoni» contribuiscono a tenere sotto controllo quelli «cattivi», che invece ci farebbero puzzare. È il caso di Mother Dirt, i cui prodotti contengono una classe di batteri AOB (Ammonia Oxidizing Bacteria) che converte l’ammoniaca responsabile dell’odore di sudore in nitriti e nitrati, sostanze che nell’ambiente cutaneo hanno un effetto benefico.

Un’altra compagnia statunitense, Akamai, commercializza solo tre prodotti, a suo dire sufficienti a garantire completamente l’igiene personale: un dentifricio, una saponetta per viso, corpo e capelli, e un olio spray per idratare e dare fragranza al corpo. Il co-fondatore Vincent Cobb afferma: «Le grandi aziende cosmetiche vogliono che consumiamo i loro articoli il più possibile, e per questo ci convincono che per avere pelle e capelli puliti sia necessario fare la doccia ogni giorno». Cobb è un sostenitore dell’idea di lavarsi un po’ meno spesso.

Un approccio diverso all’igiene personale ha anche un impatto ecologico. Meno cosmetici vuol dire meno sostanze chimiche che attraverso le acque reflue finiscono nell’ambiente. Oltre a meno imballaggi di plastica nelle discariche, visto che ancora oggi molte confezioni non sono progettate per essere riciclate. Per non parlare poi del risparmio d’ acqua: si calcola che in media una doccia dura 7 minuti e consuma circa 65 litri d’acqua. Una famiglia di quattro persone ne consuma mediamente così 100.000 litri all’anno.

Al momento, però, i consumatori non sembrano convincersi che per l’igiene personale, a volte, “meno è meglio”. Il concetto di «pulito» è stato sostituito da quello di «sterile», e spesso il marketing delle case di bellezza genera insicurezza in chi non si adatta ai canoni moderni di cosmesi. Ma alcune case cosmetiche, pare, potrebbero commercializzare prodotti simili. E in un futuro non così lontano potrebbero far diventare di dominio comune idee diverse su pulizia e igiene personale.

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This entry was posted on October 18, 2017 by in Idee and tagged , , , , , .
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